Sanità

C’AT ACCIS A SALUT – Inchiesta regionale sulla sanità pubblica.

FONDI DESTINATI ALLA SANITÀ PRIVATA:

Ecco il valore del privato convenzionato in Regione: 2,2 miliardi di euro sul totale della spesa sanitaria che è pari a circa 10 miliardi in Campania. Ecco quanto pesa la sanità privata: il 28 per cento della torta, uno dei dati più alti tra le regioni italiane. Significa che la Regione fissa dei tetti di spesa, stabilendo quante prestazioni dovrà acquistare dai privati, ma puntualmente le strutture accreditate ricevono più soldi. Esse hanno una produzione più alta di 128 mln rispetto alla spesa del 2017; fatturano di più e la Regione paga. Perché il sistema pubblico non ce la fa a rispondere alle richieste degli utenti. O perché i pazienti si rivolgono di più ai privati. 

TEMPI DI ATTESA E PERSONALE SANITARIO:

Sui tempi di attesa per una visita specialistica l’Emilia Romagna risulta essere la prima regione d’Italia, con una media complessiva di 30 giorni. La Campania (47 giorni per le strutture pubbliche; 23 per quelle private in convenzione) segue di poco assieme alla Liguria, registrando, dunque, un trend di recupero. Nel 2017 i tempi medi per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono stati di 65 giorni nel pubblico a fronte di 6 giorni in intramoenia (regime libero-professionale all’interno degli ospedali pubblici), 7 nel privato e 32 nel privato convenzionato.

Ma la vera differenza, oltre che sui tempi, la spiega il report della Cgil Funzione pubblica ed è quella stabilita dalla carenza di personale. Infatti, mentre l’Emilia ha proceduto ad oltre 5 mila assunzioni nell’ultimo biennio, di cui 1.450 precari stabilizzati, la Campania ha iniziato a bandire i concorsi soltanto da pochi mesi, pur avendo perso oltre 14 mila unità negli ultimi anni. 

Come si può osservare, a fronte di una media nazionale di 11,8 unità di personale del SSN per 1.000 residenti (comprese quelle relative alle strutture private equiparate alle pubbliche) a livello nazionale, si va da 8,6 della Campania a 16,6 della Valle d’Aosta. La Campania è quindi la Regione in cui la “copertura” da parte di personale di strutture Pubbliche (o equiparate) del SSN è minore.

Si osservi altresì che, fra il 2010 e il 2015, la spesa pro capite in convenzione è rimasta stabile in Campania. Che quindi si conferma la Regione con il maggior ricorso al privato.

Sul fronte delle differenze regionali, poi, il monitoraggio della Fondazione Gimbe sugli adempimenti delle Regioni rispetto ai tempi di accesso alle prestazioni, ai sensi del cosiddetto Decreto trasparenza (Dlgs 14 marzo 2013, n. 33), che dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti, la Campania si classifica tra quelle meno accessibili, rimettendo ai link delle singole Asl o aziende ospedaliere. Infatti, secondo il Gimbe, Campania, Molise e Toscana in pratica non rendono disponibile alcun report.

Fonti:

https://www.truenumbers.it/turismo-sanitario/

http://www.napolitoday.it/salute/liste-attesa-ospedali-napoli-campania.html

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_maggio_16/sanita-campania-tempi-piu-brevi-le-liste-d-attesa-media-cala-fino-47-giorni-4f37545e-77a5-11e9-8911-4bc98892d6ae.shtml

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/08/22/-sanita-dalla-regione-troppi-fondi-ai-privatiNapoli07.html

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_maggio_16/sanita-campania-tempi-piu-brevi-le-liste-d-attesa-media-cala-fino-47-giorni-4f37545e-77a5-11e9-8911-4bc98892d6ae.shtml

 

EDILIZIA SANITARIA

INFEZIONI IN AMBIENTE SANITARIO:

Solo nel 2017 negli ospedali Campani si sono registrati circa 50 mila casi d’infezioni, la cui maggior parte è causata da batteri. Eclatanti i casi registrati l’anno scorso negli ospedali Vecchio Pellegrini e San Giovanni Bosco di Napoli, invasi da blatte e formiche. Il problema potrebbe essere risolto in buona parte con le nuove terapie antibiotiche, rendendole accessibili a tutti.

Ma dai dati raccolti dalla Anaao risulta anche che, su 21 realtà sanitarie esaminate soltanto 7 hanno percorsi completamente separati per l’accesso dei pazienti sospetti. Per non parlare della mancanza di DPI per il personale sanitario; proprio in questi giorni è stato calcolato che più del 12% dei contagi da Covid-19 in Campania ha colpito medici e infermieri.

CONSULTORI:

La recente indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità sulla presenza e le attività dei consultori in Italia ha messo in luce una grande disparità, per quanto riguarda l’offerta territoriale, tra Nord e Sud del Paese. In alcune Regioni, tra cui la Campania, ogni consultorio raccoglie una platea di oltre 40mila abitanti, più del doppio di quelli fissati dalla legge 34/1996 che prevede, appunto, un centro per ogni 20mila abitanti. Solo a novembre scorso ne chiudevano due ad Avellino, mentre la Provincia di Benevento ne conta solo 12, dato ancor più sconvolgente se si pensa alle grandi difficoltà di spostamento cui vanno incontro gli abitanti. 

Alla carenza di strutture si aggiunge una forte criticità determinata dalla carenza di personale, e una scarsa informazione della popolazione sui servizi e le opportunità offerte da questi presidi.

STRUTTURE:

In circa il 50 per cento delle strutture mancano i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi necessari per assicurare qualità e sicurezza.

I crolli del soffitto del Santobono di Napoli sei anni fa poco dopo i lavori di ristrutturazione, quello nella sala parto del San Giovanni Bosco del 2019 sono solo episodi inseriti in un quadro molto più ampio.

Tra gli ospedali privi di nulla osta ci sono il San Leonardo di Castellammare di Stabia, il Santa Maria la Pietà di Nola, il Maresca di Torre del Greco, il Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscotrecase, l’Apicella di Pollena Trocchia, il Santa Maria Incoronata dell’Olmo di Cava De’ Tirreni. E poi alcuni reparti del Rummo di Benevento. Mentre a Napoli continuano le ispezioni al San Paolo di Fuorigrotta e al San Giovanni Bosco dove i Nas a dicembre hanno chiuso bar e ristorante perché abusivi. Si tratta di edifici molto vecchi, di almeno 50 anni.

Alcuni di quelli sopra citati riceveranno opere di ristrutturazione grazie a 1 miliardo e 83 milioni di euro dello Stato sbloccati dalla regione per l’edilizia sanitaria, altri ne restano fuori. In più gli stessi fondi sono stati destinati in parte a 7500 nuovi posti di lavoro in ASL e ospedali (compresa la stabilizzazione del personale precario), e all’acquisto di telecamere da installare sulle autoambulanze. Resta un’incognita come verranno eseguite le gare di appalto per l’esecuzione dei lavori; del resto non sono rari i casi di infiltrazione mafiosa in Campania: si pensi ai ritardi per la costruzione del Policlinico di Caserta, i cui lavori sono continuamente interrotti per manipolazione delle gare d’appalto dal 2004. Per un approfondimento sulla malasanità campana leggi la sezione della nostra inchiesta dedicata a quest’aspetto.

Fonti:

https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_ospedali_campania_infezioni_batteri-4857963.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/11/campania-la-meta-degli-ospedali-non-ha-lautorizzazione-il-governo-non-sblocca-i-soldi-no-mai-arrivati-documenti/5098822/

https://napoli.fanpage.it/coronavirus-campania-ospedali-mascherine/

https://www.sanitainformazione.it/salute/consultori-il-caso-campania-sono-appena-20-per-un-milione-di-abitanti-ed-il-personale-e-ridotto-allosso/

MALASANITÀ

È necessario ricordare che dal 2009 al dicembre del 2019 la sanità campana è stata commissariata a causa delle enormi liste d’attesa, dell’enorme riduzione di personale e delle scarsissime condizioni igieniche della maggior parte delle strutture sanitarie pubbliche nella regione. Infatti nella nostra regione la malasanità è alla base del sistema: circa 92 abitanti su 100mila nella nostra regione ne sono vittima (la media nazionale è di 72 su 100mila), mentre il tempo di arrivo del primo soccorso nella rete dell’emergenza, calcolato di 20 minuti nel 2017, è superiore alla soglia ritenuta adeguata.

CASI DI INFILTRAZIONE MAFIOSA:

Solo nell’agosto dell’anno scorso vennero effettuati 126 arresti di camorra in campania, venendo a scoprire anche un enorme giro commerciale sotto la sanità della nostra regione, sulle forniture, su casi di ambulanze che per 400€ trasportavano i deceduti in ospedale a casa dei familiari, ospedali usati come case per gli incontri (in particolare il san giovanni di napoli e l’ospedale di caserta).

E poi il caso risalente a circa un mese prima, del materiale ordinato per l’ospedale, e quindi pagato con soldi pubblici, utilizzato per scopi privati con un danno erariale da oltre 5 milioni di euro in 3 anni, nel reparto di Patologia Clinica dell’ospedale di Caserta. Complessivamente sono stati 41 gli indagati da parte della Procura della Repubblica tra cui spicca il nome dell’ex parlamentare ed ex presidente della Provincia Domenico Zinzi. È emerso una sorta di accordo illecito tra il primario della Patologia Clinica e sua moglie Vincenza Scotti, titolare del laboratorio Sanatrix di Caivano (accreditato all’SSN) e sorella del boss della Nco di Cutolo. 

Oltre la malavita anche i piccoli imprenditori truffatori fanno la loro parte, prendiamo d’esempio un medico di base di Castel Volturno che aveva generato una spesa farmaceutica a paziente pari ad € 808,33 rispetto alla media aziendale di € 167,0. Ovviamente non si sottraggono neanche le figure di spicco all’interno della gestione delle strutture e delle forniture ospedaliere, a partire dai clan camorristici (vedi l’ospedale S Anna e S Sebastiano sequestrato nel 2015), passando per truffe di singoli dottori e/o imprenditori ai direttori generali piazzati dal presidente De Luca nelle ASL di Napoli 1 e al Cardarelli, rispettivamente Elia Abbondante e Ciro Verdoliva); altri funzionari della Regione Campania sono stati più recentemente indagati per aver agevolato Vincenzo Schiavone nell’ampliamento, poi scoperto illegale, della clinica di Pineta Grande a Castel Volturno.

Fonti:

http://www.casertanews.it/cronaca/ospedale-caserta-indagati-zinzi-commissario-danno-5-milioni.html

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/06/26/camorra-non-puo-tenere-ostaggio-sanita-campana_BgLwRqbKg1NUTId3oNBZ8I.html

http://www.orticalab.it/Sanita-scandali-manette-il-passato

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2015/05/26/news/caserta_appalti_alla_camorra_sequestri_per_10_milioni_di_euro-115285148/

http://www.erroremedicosanitario.it/campania-risarcimento-economico-avvocato-malasanita/campania-danni-errore-medico.php

https://www.cronacheagenziagiornalistica.it/2020/03/04/sgominato-dalla-procura-della-repubblica-con-una-indagine-carabinieri-del-nas-il-virus-della-malasanitaa-caserta-riarrestati-il-denteditore-e-il-camorris

https://www.anteprima24.it/caserta/imprenditore-sanita-regione-corruzione/

FONDI E TAGLI

Lo stato in cui versa la sanità campana ha radici profonde: risale al 2010 il commissariamento della sanità regionale per il debito di 9 miliardi di euro accumulato dall’amministrazione. I tagli e il definanziamento degli ultimi anni sono quindi un’operazione di spending review volta verso l’uscita dal piano di rientro.

FONDI:

In Campania nel triennio 2014-16 la spesa complessiva per prestazioni sanitarie a favore dei residenti in regione è aumentata dell’1,4 per cento medio annuo, più che nelle RSO [def 2019-2021]. 

Dal def 2018-2010 si registra che per quanto concerne la spesa vincolata il 67,63% del totale è destinato alla sanità.

Nel def 2019-2021 si legge “per quanto concerne la spesa in conto capitale si evince che la spesa è composta prevalentemente da spesa per sanità, che si assesta ad euro 257.316.370,28 (pari al 4,88% del totale della spesa in conto capitale del bilancio regionale)”. Si possono leggere di grosse somme versate dalla regione nelle strutture della sanità regionale, ma saltano all’occhio dei dati…

SPESA PRO CAPITE:

Tutte le regioni meridionali, ad eccezione del Molise (2.101 euro pro capite), spendono meno della media nazionale, in particolare la Campania (1.729 euro). Questa è l’origine del fenomeno della mobilità sanitaria che costringe i cittadini a farsi curare nelle strutture del Nord. Negli ultimi anni, infatti, i viaggi in altre regioni hanno continuato a crescere, facendo accumulare alla Campania 302 milioni di debiti. 

Se infatti si registrano aumenti nello stanziamento dei fondi destinati alla sanità nei bilanci regionali, la spesa in termini pro capite, pari a 1.788 euro per abitante, è rimasta tuttavia inferiore a quella media nelle Regioni a Statuto Ordinario [def 2019-2021]

PERSONALE:

Negli ultimi dieci anni la Campania è la regione che più di tutte ha tagliato le risorse per pagare il personale dipendente: dal 2009 al 2018 il calo è stato di ben il 19,7%, tra il 2013 e il 2016 il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale presso le strutture sanitarie pubbliche campane si è ridotto del 2,2 per cento in media l’anno, passando da 3,265 miliardi a 2,59 miliardi del 2017, risaliti poi di circa 31 milioni nel 2018, primo anno con un piccolo incremento. Basti pensare che se nel 2009 la Campania era la seconda regione per spesa per il personale sanitario dopo la Lombardia, nel 2018 era diventata sesta, riducendo di oltre 45mila unità in otto anni il personale della sanità pubblica. Infatti “la spesa della Giunta regionale e del Consiglio regionale per il personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nell’anno 2016 non poteva essere superiore ad euro 3.762.978,00, corrispondente al 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009” [dal del 2018-2020]

POSTI LETTO:

In Campania nel 2016 risultavano 2,7 posti letto per ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media italiana di 3,2 posti letto x abitante. [dati ISTAT]

Intanto i cittadini pagano a caro prezzo la sanità pubblica con ticket ad una quota fissa di 10 euro per ricette sulle visite specialistiche

Fonti:

https://www.metropolisweb.it/metropolisweb/2020/03/12/sanita-quindici-anni-di-tagli-adesso-paghiamo-il-conto/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/12/campania-i-conti-della-sanita-tornano-in-ordine-ma-il-prezzo-del-commissariamento-e-sulle-spalle-dei-malati/5103626/#

https://www.truenumbers.it/sanita-campania/

FORMAZIONE, ISTRUZIONE E RICERCA

La piaga della mancanza di personale nel sistema sanitario nazionale (rispetto al 2009 abbiamo 46mila professionisti della salute in meno) e campano, che abbiamo analizzato nella sezione “fondi e tagli” dell’inchiesta, affonda le radici in una politica di risparmio nel settore dell’istruzione e della ricerca.

INVESTIMENTI:

La spesa in Ricerca e Sviluppo italiana è stata pari all’1,20% del PIL, di cui lo 0,52% nel settore pubblico e lo 0,68% in quello privato (dati Istat 2011), con uno scarto dell’1,80% dall’obiettivo Europa 2020. Del piano nazionale ricerca 2015-2020 l’Italia ha speso solo 1,7 miliardi a fronte dei 2,4 disponibili. 

Nello specifico se si dà uno sguardo al DEF 2016-2018 della Regione Campania balza all’occhio che la spesa per la ricerca è stata principalmente destinata all’innovazione tecnologica, strategica, organizzativa e commerciale, allo sviluppo dell’innovazione nel sistema produttivo territoriale, per la diffusione dell’innovazione, del trasferimento tecnologico e degli start-up d’impresa, non viene citata invece la ricerca in campo medico-sanitario. È interessante anche notare come la Campania per l’anno accademico 2015/2016 abbia versato zero risorse proprie della regione per il diritto allo studio, in altre parole le entrate (costituite dal fondo statale e dalla tassa regionale) sono state superiori alla spesa per borse di studio, contributi di mobilità e attività part-time. La percentuale di PIL destinata alla ricerca e allo sviluppo in Campania ha subito nel biennio 2013-2015 un calo dello 0,05%, nel 2017 ha continuato a diminuire assestandosi all’1,25%.

DIRITTO ALLO STUDIO:

Questi numeri costituiscono un serio ostacolo al diritto allo studio. La questione colpisce in modo particolare il Sud: tra il 2015 e il 2017 il tasso di mobilità verso il Centro-Nord degli immatricolati residenti al Sud si è attestato intorno al 23% e nello specifico la percentuale di immatricolati residenti in Campania che hanno studiato in un’altra regione dall’anno 2014 al 2018 si aggira intorno al 15-13%. Infatti la distribuzione percentuale delle Scuole di specializzazione per area è bilanciata su tutto il territorio nazionale, ma dal punto di vista geografico si osserva una concentrazione di scuole nelle aree del Nord-ovest.

Il MIUR ha calcolato che per l’anno accademico 2015/2016 la Campania ha registrato un grado di copertura del conferimento delle borse di studio per corsi di laurea di I e II livello pari all’81,8% (a fronte di una media nazionale di 93,7%) lasciando 2053 idonei senza borsa di studio; nell’anno accademico 2016/2017 il grado si alza all’87,1% (con una media nazionale pari a 95,7%) e gli studenti idonei non borsisti diventano 1629. Lo stesso studio rivela che il rapporto di studenti idonei su studenti regolari in Campania è stato l’8,7% nell’a.a. 2015/2016 e il 9,3% nell’a.a. 2016/2017, con una media nazionale rispettivamente dell’11,9% e del 13,8%. 

Dando uno sguardo a partire dagli studi precedenti quelli universitari la Campania conta un tasso di dispersione scolastica del 19,7% (dati Istat 2014), ponendo degli sbarramenti già in età più tenera di quella di un laureando al conseguimento di un corso di studi completo.

NUMERO CHIUSO:

A settembre 2019 piú di 68.000 studentesse e studenti italiani hanno partecipato al test per accedere alle facoltá di medicina e chirurgia, per circa 11.500 posti; all’Università di Napoli Federico II 1 studente su 8 iscritti al test ha accesso ai corsi, alla Vanvitelli 1 su 2, all’Università degli studi di Salerno 1 su 9. È quindi evidente come l’aumento di 2000 posti previsto  per l’a.a. 2020-2021 non sia sufficiente. I posti disponibili nelle scuole di specializzazione sanitaria sono invece 6934 per l’a.a. 2018-2019. Negli ultimi tre anni 1 studente su 3 a livello nazionale ha avuto accesso agli studi di professioni sanitarie con 24000 posti disponibili (1000 in Campania). 

Anche per questo siamo ultimi tra i paesi OCSE per tasso di giovani laureati.

In più il costo della preparazione ai test di ingresso che molti affrontano nel tentativo di essere ammessi raggiunge prezzi altrettanto escludenti: libri, simulazioni e corsi di preparazione in scuole private raggiungono un costo complessivo di 1500/2000 euro; gli stessi corsi organizzati da università pubbliche sono spesso a pagamento. A questo va aggiunta la tassa di iscrizione al test, che si aggira tra i 20 e i 100 euro, e poi i costi sostenuti da chi è costretto a spostarsi. Un altro capitolo è costituito dai ricorsi legali a cui solo alcuni possono dare avvio in seguito all’esclusione dal test che pure costituisce una seconda opportunità per rientrare negli ammessi: infatti lo scorso agosto sono stati 100 gli studenti tra Napoli e Caserta inizialmente esclusi e poi ammessi in seguito a ricorso.

Fonti: 

Rapporto biennale 2018 ANVUR

MIUR

ISTAT

Link, Coordinamento universitario

https://www.linkiesta.it/2019/08/test-medicina-2019-corsi-preparazione-ammissione/

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/04/02/bando-miur-2019-test-ingresso-universita.html

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