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6 Motivi per dire NO, referendum sul taglio dei parlamentari

Il referendum costituzionale del 20-21 Settembre 2020 pone agli Italiani, un quesito tanto semplice quanto complesso, cioè passare da 945 parlamentari a 600, riducendo la Camera dei Deputati di 230 posti e il Senato di 115 posti. La proposta di taglio parlamentari certamente non è una proposta nuova, infatti già il Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 prevedeva una riduzione. È evidente che fino a mese fa la chiamata alle urne era sconosciuta al 90% degli Italiani, conseguenza di una assente campagna di informazione, nel mentre di una delle più grandi pandemie globali, coi telegiornali che parlavano solo del numero di infetti e morti giornalieri o dei DPCM del Presidente Conte. Ma dietro questa riforma c’è un palese tentativo da parte del Movimento 5 Stelle di riprendere consenso, dopo che nell’ultimo anno la loro audience è crollata esponenzialmente. I motivi per cui, noi sindacato degli studenti sosteniamo il NO al referendum sono molteplici, e di seguito ne elencheremo alcuni.

RAPPRESENTANZA

Diminuire il numero di parlamentari ridurrebbe solo la rappresentatività: il rapporto tra cittadino e eletto diminuirebbe notevolmente, oggi c’è un deputato ogni 96.000 abitanti e un senatore ogni 192.000 abitanti, col taglio questo rapporto sarebbe pari a un deputato ogni 151.000 abitanti e un senatore ogni 300.000 abitanti. Noi pensiamo che ad oggi, il problema non sono il numero dei parlamentari, ma il fatto che il nostro Parlamento è stato svuotato di senso, e di conseguenza anche le nostre città e le scuole. Da anni denunciamo la sempre più assente partecipazione politica nelle nostre città, il completo disinteresse da parte dei giovani alla vita politica, conseguenza di anni di “antipolitica”, dove si perseguiva solo i propri interessi e non si faceva il benessere della collettività. Stessa situazione si riflette anche nelle scuole, dove la figura del rappresentante è diventata una figura che rispecchia la popolarità senza essere più l’elemento di sintesi dei bisogni degli studenti e dove si è perso il protagonismo studentesco, la partecipazione dello studente ai processi decisionali all’interno dei luoghi della formazione, luoghi in cui il ruolo del preside è molto più simile a quello di un manager, intendendo la scuola più come un’impresa.
Ad oggi c’è la necessità di pensare ad un nuovo modello di partecipazione, sia a livello nazionale e locale (la risposta non è il taglio dei parlamentari che accentrerebbe solo il potere), sia all’interno delle scuole per aumentare la decisionalità, dove gli organi collegiali hanno perso il loro senso, attraverso una riforma del sistema della rappresentanza, provando innanzitutto a far valere di più la voce degli studenti negli organi collegiali.

IL RISPARMIO DI UNA TAZZINA DI CAFFÈ

Il risparmio reale che genererebbe questa manovra è la metà rispetto a quello annunciato dai sostenitori, infatti col taglio si risparmierebbero circa 57 milioni di euro, l’equivalente di una tazzina di caffè per 60 milioni di italiani. Il risparmio delle casse dello Stato non deve certo influire sugli stessi cittadini che le riempiono diminuendone la rappresentatività; le voci su cui poter eseguire tagli senza ledere la democrazia sono tante, a partire dai SAD (sussidi ambientali dannosi) e dalla produzione di armi. Le scelte economiche sono scelte politiche e noi pensiamo che non si debba risparmiare sulle spalle della democrazia, ma nei campi che costituiscono effettivamente spese inutili e dannose per lo Stato.

TERRITORI PENALIZZATI E QUADRO EUROPEO

Se vince il SÌ diventeremo l’ultimo paese in Europa per rappresentatività, e si creerebbe una dinamica di rappresentanza molto complessa visto che, il taglio non essendo uniforme andrà a colpire le regioni più piccole che resterebbero con un numero bassissimo di parlamentari (il Veneto subirà un taglio del 33,3% passando da 24 a 16 senatori, mentre l’Umbria avrà un taglio del 57,2% passando da 7 a soli 3 senatori). Un taglio dei parlamentari va proposto insieme a una riforma che vada a ripensare l’intero sistema elettivo.

MENO EFFICIENZA DEL PARLAMENTO

Anche la fantomatica efficienza, altra freccia all’arco dei sostenitori del SI, è facilmente smentibile: i tempi del Parlamento sono dettati dal Governo e non dipendono quindi dalla quantità di deputati e senatori; anzi la diminuzione degli stessi potrebbe gravare ulteriormente sulle casse dello Stato, dovendo pagare staff abbastanza larghi da sopperire alla mancanza di personale in Parlamento. Altra questione riguarda cosa si intende per “efficienza”, se la produzione a raffica di testi di legge, o piuttosto un lavoro costante e che risponda alle esigenze della popolazione: a tal proposito un taglio dei parlamentari ridurrebbe di gran lunga la rappresentatività per cui il numero minimo di deputati e senatori necessari per i lavori delle commissioni sono un terzo dei presenti, e quindi rispettivamente 9 e 5.

VECCHI REGOLAMENTI E MINORANZE FUORI DAI GIOCHI


La proposta di taglio dei parlamentari arriva priva di alcune accortenze, particolarmente significative per i piccoli partiti e le minoranze. Un esempio è la soglia di parlamentari necessaria per chiedere l’inversione dell’ordine del giorno, chiedere la votazione a scrutinio segreto, presentare subemendamenti agli emendamenti del governo: essa è fissata a 30 tra deputati e senatori, ma ovviamente 30 su 630 è molto diverso rispetto a 30 su 400. Lasciare intatti regolamenti vecchi mette in difficoltà le minoranze parlamentari che in alcuni casi (con un taglio lineare dei parlamentari) non arriverebbero nemmeno a coprire tutte e 14 le commissioni.

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